Chi sono

Dopo qualche anno dalla mia nascita cominciai ad avere una strana relazione con le immagini. Da piccolo ero solito aprire le spesse pagine di cartone dei libri per bambini per cercare le immagini che vedevo in superficie pensando che si nascondessero all’interno. Dopo svariati tentativi apparvero tra le mie mani i libri con le pagine più sottili. Impossibile riuscire ad aprirle in due. Così mi limitavo ad osservarle da vari punti di vista e ogni tanto le copertine erano le vittime delle mie ricerche alla scoperta delle immagini.

Col passar del tempo persi di vista quella mia ossessione di andare a caccia delle figure dentro le pagine dei libri e mi si materializzò davanti agli occhi la televisione. Più statica, più lontana, ma più piena. Dopo aver smontato la prima all’età di 12 anni per capire dove fossero tutti quei robot e quelle persone, capii, anche grazie alle convincenti spiegazione dei miei genitori, che non era quella la strada da seguire.

Un anno dopo apparve tra le mie mani una scatoletta nera. Un po’ pesante e piena di numeretti ovunque. In particolar modo sul cilindretto che montava del vetro al suo interno. A quel punto iniziai a capire che quella scatoletta mi dava la possibilità, non solo di vedere quello che mi stava attorno, ma di intrappolarlo al suo interno. Magia!!! Stupore!!! Non dovevo più andare a caccia delle altre immagini. Me le potevo fare da solo. Certo mi ci volle un pò di tempo per amministrare tutti quei numeri, quei segni e quei comandi sparsi su quel corpo non a caso, ma con un ordine che oggi chiamano “ergonomia”. Ma all’epoca che ne potevo sapere io?

Poi iniziai a curiosare dentro la scatoletta. E lì trovai quello che credevo fosse il suo segreto: la pellicola. Insomma dopo qualche giorno avevo chiaro il processo: compra la pellicola, infilala senza fare danni nella scatoletta, punta, regola e scatta. Il concetto di luce era ancora lontano. Cominciai quindi a cambiare i cilindretti davanti e vedevo che le immagini erano più o meno grandi a seconda di quale montassi. Ottimo: decido io di che grandezza deve essere l’immagine! Mi dispiacevo solo del fatto che non trovassi robot da intrappolare. Libri e tv restarono per me nella caverna. Stavo partendo, senza saperlo alla scoperta dell’orizzonte davanti a me. Un orizzonte lontano, infinito (ma lo scoprirò col tempo), senza né muri né obblighi. Un orizzonte che mi resterà tutt’intorno, a volte più , a volte meno offuscato, ma sempre più aperto. Sempre presente.

Col tempo arriveranno le conoscenze tecniche approfondite, le domande e le risposte più o meno filosofiche. Arriveranno i confronti. Anche le delusioni, ma quella voglia di farmi io le immagini che piacciono a me… è sempre lì; dietro la scatoletta, qualunque tipo o marca fosse col passare degli anni, lì nelle mie mani. Nella mia testa. Sono passati professori, classi, datori di lavoro, viaggi. Altri sguardi. Tante luci. E poi la tecnologia segue il suo corso.

Io con la mia scatoletta ed i miei cilindretti, davanti al mio orizzonte.